Diario di viaggio di Silvia 2019 #1

È passato quasi un anno dal mio ultimo viaggio in Etiopia.

L’anno scorso ero molto emozionata, mancavo da tanto tempo (da quando sono diventata mamma…).

 

Questa volta ero più tranquilla: sapevo che a casa se la sarebbero cavata bene senza di me, passaporto e vaccini erano già fatti, preparavamo da tempo il lavoro da fare sui dati dei bambini in adozione a distanza.

Poi è arrivata una telefonata di suor Laura: siamo stati accreditati come ente benefico negli Stati Uniti ed una importante fondazione è disponibile a sostenere una parte importante di costi di costruzione del nuovo ospedale! Ma entro un paio di settimane deve ricevere tutto, quindi… rimanda la partenza di una settimana per preparare assieme alle colleghe  i documenti che chiedono.

Così, pronte a tutto, in associazione rivediamo i nostri programmi e ci mettiamo a testa bassa a scrivere e tradurre presentazioni, bilanci, progetti, attivando gli aiuti necessari.  La settimana prossima anche suor Laura raggiungerà Eugenio, il responsabile amministrativo della missione, nella sede di Cento per

Peccato solo accorciare il viaggio… Per fortuna Carolina – fotografa e ormai tuttofare veterana ad Adwa – era partita in anticipo per preparare gli avvisi alle famiglie di Adwa e le convocazioni nelle classi della scuola Kidane Mehret.

E così sono partita sabato 5 con una valigiona grande come me, stipata di reagenti per il laboratorio analisi, mutandine e pantaloncini per i bimbi a cui durante la fisioterapia con suor Betty scappa un bisognino, medicine di vario tipo, collanti e toppe per la manutenzione delle attrezzature in loco e – perché no – qualche bene di conforto per i volontari e cooperanti che sono in Etiopia da tanto tempo e accettano uno stile di vita molto essenziale. In realtà non sei mai sicuro che tutto arriverà, potrebbe perdersi temporaneamente in uno scalo, potrebbe essere bloccata dalla dogana, qualcosa potrebbe essere sottratto… Per cui bisogna dedicare diverse ore ad imbucare pezzi preziosi o delicati dentro alle scarpe e avvolgere le medicine sfuse in mezzo ai vestiti. Beh, incredibilmente questa volta è andato tutto liscio!

Ed ho pure preso una sgridata da Giovanni, il nostro responsabile del progetto agricolo: “se avevi ancora chili disponibili, potevi dirmelo che ti facevo portare altra roba!!!”

Ieri Samuele, mio figlio di 7 anni, salutandomi in aeroporto mi ha dato un blocchettino e mi ha detto: “mamma, scrivi qui le cose più belle che vedi o ti succedono, poi quando torni mi racconti”. 
Nell’epoca dei social in tempo reale, l’idea di tenere un quadernino su cui scrivere ed aspettare il ritorno per condividere di persona mi ha stupito e commosso…

Però se volete, le condivido anche qui, che dite? ;-)

 

 

ott19 vista tigray aereo

ott19 riparo sotto ala aereo

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